Modificare gli Epa

Sono 76 i paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), denominati con la sigla ACP, che da alcuni anni sono coinvolti nei negoziati con l'Unione Europea per siglare  accordi di libero scambio.

Li chiamano Accordi di Partnership Economica (EPA), ma si tratta di estendere politiche economiche liberiste ad un gruppo di Paesi fra i più poveri del pianeta, il cui prodotto interno lordo totale è 1.400 volte inferiore a quello dell'Unione Europea.

Questi EPA non vengono dal nulla, poiché la Comunità europea, fin dalla sua nascita, ha firmato accordi con le sue ex colonie. Le precedenti Convenzioni, però, si basavano su un concetto di (parziale) solidarietà e "sostegno allo sviluppo", mentre gli EPA attuali prevedono che le concessioni siano reciproche e che l'apertura dei mercati sia "sostanzialmente totale": una condizione che mette sullo stesso piano economie totalmente diverse.

L'Europa chiede di liberalizzare non solo il mercato delle merci, ma anche quello dei servizi, degli investimenti e degli appalti pubblici e vuole nuove regole per imporre i diritti di proprietà intellettuale. I paesi ACP si oppongono a queste richieste contestando che stabilire regole eguali fra due blocchi così diseguali sia assolutamente negativo per la loro crescita.

Su queste considerazioni si basa l’adesione della Cooperativa Chico Mendes alla campagna di pressione nei confronti del primo ministro del Portogallo, José Sócrates Carvalho Pinto de Sousa, il cui Paese attualmente detiene la presidenza di turno della Ue. L’obiettivo è far inserire in agenda le critiche emerse in questi mesi da parte della società civile europea e ACP, affinché avvenga un rallentamento ed un contestuale ripensamento dell'intero impianto negoziale degli accordi.