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La moneta di Riace

Scarica il catalogo per scoprire le 36 banconote di Riace con i volti e le storie dei personaggi che hanno ispirato Mimì Lucano.

Nelle botteghe Chico Mendes Altromercato di Milano, Cinisello, Brescia e online puoi:
– acquistare le singole banconote di Riace
– acquistare il cofanetto con la serie completa delle banconote di Riace
– comprare i libri di Altreconomia con la banconota allegata

Per ogni libro venduto verranno donati 5€ al progetto. I libri scelti sono i seguenti e sono stati selezionati per la loro attinenza al tema: “Lampedusa. Guida per un turismo umano e responsabile”, “Monete locali e moneta globale” e “La globalizzazione dalla culla alla crisi”.

Clicca qui per scaricare il catalogo delle banconote. 

Il nostro progetto

“La Chico Mendes ha deciso di intervenire acquistando, nei giorni 31 ottobre e 1 novembre, la moneta locale e avviando una raccolta fondi da ogni parte del mondo per assicurare agli esercenti che hanno dato credito al progetto e hanno fornito prodotti ai migranti, di rientrare in tutto o in gran parte delle somme loro dovute, ripristinando una relazione costruttiva e di fiducia con le organizzazioni che assicurano l’accoglienza.

Per questo abbiamo trasferito i soldi raccolti finora alle seguenti associazioni:

– Associazione Città Futura 9.988,01€

– Protezione Civile 11.200,00€

– Associazione Welcome 5.500,00€

– Associazione Oltre Lampedusa 4.000,00€

Il nostro obiettivo è raccogliere 100.000€ e contiamo sul vostro aiuto per raggiungere questo traguardo e ridare così speranza a Riace.”

Il problema

L’arresto di Lucano e l’avvio del contestuale procedimento amministrativo per la revoca dei contributi statali rompono un equilibrio fragilissimo: i migranti presenti sul territorio restano abbandonati, privi di prospettive e senza alcuna fonte di sostentamento; gli esercenti che detengono la moneta locale in attesa dei fondi pubblici si trovano esposti per decine di migliaia di euro; e i laboratori artigianali vengono chiusi.

Il contesto

I reiterati sbarchi avvenuti alla fine degli anni 90, hanno spinto Mimì Lucano e altre persone a sviluppare un disegno di accoglienza adatto a un territorio tristemente segnato dallo spopolamento e dalla marginalità economica. Così facendo hanno dato il via all’esperienza Riace.
Nel corso di quindici anni il paese vecchio è stato ristrutturato, recuperato e sono stati avviati laboratori di tessitura, ceramica, vetro e confetture, coinvolgendo la comunità locale e creando occupazione. Il successo di questo modello inizia così a suscitare attenzioni in Italia e nel mondo.
Dopo alcuni anni di crescita autonoma, con l’adesione al sistema SPRAR (Sistema nazionale di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati) i presupposti originari del progetto vengono snaturati. Da un lato i contributi pubblici attenuano la ricerca di una sostenibilità economica autonoma dei percorsi d’integrazione e avviamento al lavoro. E dall’altro le istituzioni pubbliche, in perenne situazione emergenziale, premono fortemente sul sindaco affinché accolga un sempre maggior numero di migranti. Così Riace arriva ad avere fino a 500/600 stranieri, a fronte di una popolazione residente di circa 1800 anime (le linee guida dello SPRAR indicano in 15 il numero di stranieri proporzionato alla popolazione locale per la realizzazione di progetti di protezione).
L’invito pressante del Ministero degli Interni e della Prefettura ad accogliere sul territorio un numero di migranti sproporzionato per le forze del borgo, che pure sembrerebbe un riconoscimento del buon lavoro svolto, non solo impedisce di attuare dei progetti d’integrazione, ma inoltre non è accompagnato da particolare solerzia nell’adempimento dei relativi oneri economici. Infatti, le somme dovute dallo Stato al Comune e alle organizzazioni locali di accoglienza tardano ad arrivare, spesso anche di anni, e creano una situazione di fortissima tensione finanziaria amplificata dal gran numero di presenze.
La situazione di grave difficoltà economica induce le organizzazioni di accoglienza a emettere una moneta locale, l’euro di Riace, una sorta di bonus di spesa con tagli diversi (da 5cent a 1, 2, 10, 20, 50 e 100 euro), che viene consegnata ai migranti sulla base delle somme dovute dalla Prefettura e dal Ministero per le diarie. Gli esercenti locali decidono di accettare la nuova moneta che comincia a circolare come una valuta parallela all’euro.

Perché Riace

L’arresto di Mimì Lucano dello scorso ottobre (ora revocato e trasformato in divieto di dimora a Riace) e l’avvio del procedimento amministrativo per la revoca dello SPRAR, ha portato Riace all’attenzione di tutti suscitando scalpore e proponendo il tema dell’immigrazione sotto una luce diversa: non quella della regolamentazione (o del blocco) dei flussi migratori, ma quella dei modelli di accoglienza, cioè di esperienze finalizzate a costruire percorsi d’inserimento degli stranieri nelle comunità locali.
Si tratta di esperienze fragilissime, ricche di umanità e simbolo della possibilità concreta di uno sviluppo diverso che, a nostro parere, vanno preservate e aiutate a evolversi e a consolidarsi. Ciò non può prescindere dalla creazione di un contesto di solidarietà più ampio di quello locale e di una rete di economia capace di generare dinamiche di crescita.
Noi crediamo che l’esperienza di Riace possa essere lo strumento per scoprire che la solidarietà verso lo straniero, oltre a essere una cosa buona in se stessa, può aiutare la comunità a ritrovare una propria identità e a sperimentare nuove forme di economia e di sviluppo.

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